Astrophytum myriostigma var. nudum
Genere:
Astrophytum
Famiglia:
Cactaceae
Habitat:
Astrophytum myriostigma var. nudum è originario dello stato di San Luis Potosí, nel Messico, dove cresce in ambienti aridi e semi-desertici. Si sviluppa su suoli calcarei poveri e molto drenanti, spesso tra ghiaie e affioramenti rocciosi, in aree esposte a forte insolazione e con precipitazioni scarse e irregolari.
Sinonimi:
Astrophytum myriostigma subsp. myriostigma
Descrizione:
Il nome del genere Astrophytum deriva dal greco astron (“stella”) e phyton (“pianta”), in riferimento alla tipica forma stellata del fusto osservabile dall’alto. L’epiteto specifico Astrophytum myriostigma proviene dal greco myrios (“innumerevoli”) e stigma (“punto, macchia”), e allude ai numerosi tricomi bianchi che ricoprono la superficie della pianta nella forma tipica. Il termine latino nudum, attribuito alla varietà var. nudum, significa invece “nudo” e descrive la caratteristica epidermide liscia e priva dei consueti puntini bianchi.
Astrophytum myriostigma var. nudum è un cactus generalmente solitario con un fusto globoso che tende a diventare brevemente colonnare con l’età, raggiungendo fino a circa 100-120 cm di altezza e 5-10 cm di diametro. Si distingue dalla forma tipica per la quasi totale assenza delle caratteristiche squame o punteggiature bianche. Il fusto presenta quindi un’epidermide liscia e uniforme, con tonalità variabili dal verde brillante al verde-bluastro o grigio-verde, talvolta con sfumature malva. La sezione del fusto, osservata dall’alto, appare stellata, dovuta alla presenza di costole ben definite, generalmente cinque ma variabili da tre a otto. Le areole sono piccole, lanose e disposte lungo i margini delle costole. Le spine sono assenti negli esemplari adulti, mentre nelle piante giovani, quando presenti, sono piccole e caduche.
La fioritura avviene generalmente in primavera o all’inizio dell’estate e si manifesta soprattutto negli esemplari maturi, spesso dopo circa sei anni di crescita. I fiori, solitari, compaiono all’apice del fusto e raggiungono un diametro di circa 4-6 cm. Sono imbutiformi e di colore giallo pallido, con petali lisci e lucenti. In alcuni esemplari possono inoltre comparire leggere sfumature aranciate alla base dei tepali. Si aprono durante il giorno e possono durare diversi giorni. Dopo l’impollinazione si sviluppano piccoli frutti secchi e globosi, ricoperti di lana biancastra, che a maturità si aprono all’apice formando lobi stellati e liberando semi neri.
Coltivazione:
Pianta generalmente facile da coltivare, presenta una crescita lenta.
È consigliato un substrato molto drenante, minerale e povero di sostanza organica, simile ai suoli calcarei del suo habitat naturale. Una miscela ideale può essere composta da ghiaia fine, sabbia grossolana, pomice o lapillo con una piccola percentuale di terriccio universale. È importante che il terreno permetta un rapido deflusso dell’acqua per evitare ristagni.
Richiede annaffiature moderate durante il periodo vegetativo, da marzo a ottobre, lasciando asciugare completamente il substrato tra un’irrigazione e l’altra. Con l’arrivo dell’autunno le bagnature vanno progressivamente ridotte e in inverno devono essere quasi sospese, mantenendo il terreno per lo più asciutto.
Predilige posizioni molto luminose e tollera bene il pieno sole, soprattutto se acclimatato gradualmente. Nei climi molto caldi è comunque consigliabile una leggera ombreggiatura nelle ore centrali dell’estate per evitare scottature dell’epidermide. Durante l’inverno è consigliabile mantenerla in un ambiente fresco, asciutto e ben illuminato; in queste condizioni può sopportare brevi abbassamenti di temperatura fino a circa -5/-7 °C, anche se in coltivazione è preferibile non scendere sotto lo zero.
È consigliabile utilizzare un fertilizzante specifico per cactacee, povero di azoto e con un buon contenuto di fosforo e potassio, diluito nell’acqua d’irrigazione una volta al mese. Durante il periodo di riposo invernale la concimazione deve essere sospesa.
Va rinvasato solo quando necessario, generalmente ogni 2-3 anni, preferibilmente all’inizio della primavera, all’avvio della ripresa vegetativa. È consigliabile utilizzare vasi leggermente più grandi del precedente e un substrato molto drenante, ricco di componenti minerali.
Non è generalmente considerato una pianta tossica per l’uomo o per gli animali domestici. Grazie anche all’assenza di spine (negli esemplari adulti) può essere coltivato senza particolari problemi anche in ambienti domestici.
È generalmente una pianta resistente. Può tuttavia essere attaccata da alcuni parassiti comuni delle cactacee, come cocciniglie cotonose, che si insediano nelle areole o tra la lana apicale, e più raramente cocciniglie a scudetto. Talvolta possono comparire anche acari (ragnetto rosso), soprattutto in ambienti molto caldi e secchi. Le cocciniglie radicali possono svilupparsi nel terreno e risultare difficili da individuare. Il problema più frequente rimane comunque il marciume, generalmente causato da irrigazioni eccessive, scarsa ventilazione o substrati poco drenanti.
Un consiglio: è preferibile utilizzare vasi piuttosto profondi ma non troppo larghi, che permettano alle radici di svilupparsi senza trattenere eccessiva umidità nel substrato.
Propagazione:
Si propaga principalmente per seme, poiché la pianta cresce generalmente solitaria e non produce polloni. La semina si effettua in primavera utilizzando un substrato leggero e ben drenante, mantenuto leggermente umido fino alla germinazione e posto in ambiente luminoso e caldo. È bene tenere a mente che le giovani piantine crescono lentamente e richiedono in genere alcune stagioni prima di sviluppare la tipica forma costolata. In coltivazione specialistica è talvolta praticato anche l’innesto su altre cactacee per accelerarne la crescita, soprattutto nelle fasi iniziali.
Curiosità:
Questa forma è conosciuta in Giappone con il nome “Hekiran”, termine usato nel collezionismo per indicare esemplari privi della tipica punteggiatura bianca.