Echinofossulocactus multicostatus

Genere:

Echinofossulocactus

Famiglia:

Cactaceae

Habitat:

Echinofossulocactus multicostatus è originario del Messico nord-orientale, diffuso negli stati di Coahuila, Chihuahua e Durango, con un areale che si estende fino al Nord di Jalisco. Il suo habitat naturale comprende altipiani desertici e pendii rocciosi tra i 1.000 e i 2.000 metri di altitudine, con suoli calcarei o ghiaiosi, ben drenati e poveri di sostanza organica. Il clima è secco per gran parte dell’anno, con forti escursioni termiche tra giorno e notte e piogge concentrate soprattutto nei mesi estivi.

Sinonimi:

Brittonrosea multicostata
Echinocactus multicostatus
Echinofossulocactus zacatecansesis var. moranensis
Efossus multicostatus
Stenocactus multicostatus

Descrizione:

Il termine Echinofossulocactus è composto da echinos (riccio, spinoso), fossula (piccola fossa o solco) e cactus, in riferimento al fusto spinoso solcato da scanalature. L’epiteto specifico multicostatus significa invece “dotato di molte coste” (multi- = molte; costatus = costolato), richiamando le numerose costole sottili che modellano la sua superficie.

Echinofossulocactus multicostatus è un piccolo cactus per lo più solitario, talvolta capace di formare pochi fusti. Il corpo, da depresso-globoso a breve cilindrico, è generalmente alto fino a una decina di centimetri, di colore verde brillante o grigio-verde, con un apice appiattito ricoperto da una sottile lana biancastra. È caratterizzato da un numero molto elevato di costole – spesso tra 50 e oltre 100 – estremamente sottili, acute e ondulate, ravvicinate tra loro e separate da stretti solchi, che conferiscono alla pianta un aspetto finemente corrugato. Le areole, poche per ciascuna costola, sono lanose negli esemplari giovani. Le spine comprendono in genere 4-9 radiali sottili e 2-4 centrali più robuste, talvolta appiattite, di colore biancastro, crema o brunastro.

Fiorisce principalmente tra la primavera e l’inizio dell’estate. I fiori, che si sviluppano all’apice del fusto dalla zona lanosa centrale, sono imbutiformi e relativamente grandi rispetto alle dimensioni della pianta, con un tubo breve e un diametro di circa 2-3 cm. I tepali sono generalmente bianchi o rosa-violacei, quasi sempre attraversati da una evidente nervatura mediana più scura, di tonalità viola o porpora; più raramente possono presentare sfumature giallastre.

Coltivazione:

La pianta ha una crescita lenta ed è generalmente semplice da coltivare.

È fondamentale un substrato molto drenante, leggero e povero di sostanza organica. Si consiglia una miscela a prevalenza minerale, composta ad esempio da pomice, lapillo o ghiaia fine, con una piccola percentuale di terriccio per cactacee.

In primavera e in estate va annaffiato con regolarità, lasciando asciugare completamente il substrato tra un’annaffiatura e l’altra ed evitando ristagni, ai quali è sensibile. Nei periodi molto caldi, se la pianta è in crescita, si può aumentare leggermente la frequenza. Da fine settembre le irrigazioni vanno ridotte gradualmente fino quasi a sospenderle in inverno.

Necessita di luce molto intensa. All’aperto predilige il pieno sole, idealmente per diverse ore al giorno, mentre in coltivazione in interno richiede la posizione più luminosa possibile. Tollera temperature estive elevate senza problemi, ma durante le ore più calde dell’estate è consigliabile una leggera ombreggiatura per evitare scottature. In riposo vegetativo sopporta brevi cali termici fino a circa –5 °C se mantenuto asciutto, ma resta sensibile al gelo persistente e all’umidità fredda. In inverno è quindi opportuno proteggerlo dalle gelate e dalle piogge.

Durante la primavera e l’estate si può concimare una volta al mese con un fertilizzante liquido per cactacee, povero di azoto e ricco di potassio, diluito nell’acqua d’irrigazione. In autunno e in inverno, la concimazione va sospesa.

Va rinvasato preferibilmente in primavera, quando riprende la crescita, ogni 2-3 anni o quando il contenitore risulta ormai colmo di radici. Si consiglia di utilizzare vasi non troppo grandi, con ottimo drenaggio, e un substrato prevalentemente minerale.

Non è considerato tossico per l’uomo o per gli animali domestici. Tuttavia, come per la maggior parte delle cactacee, è opportuno maneggiarlo con attenzione a causa delle spine, che possono provocare piccole ferite o irritazioni cutanee. Si consiglia di utilizzare guanti durante le operazioni di rinvaso o manutenzione.

Sebbene generalmente resistente, può essere soggetto a marciumi radicali e del colletto in caso di eccesso d’acqua o ristagni, soprattutto se associati a basse temperature. Tra i parassiti più comuni si segnalano cocciniglie (anche radicali), acari e occasionalmente afidi, che possono annidarsi tra le costole o nelle areole lanose.

Con il passare degli anni gli esemplari maturi tendono a sviluppare un apparato radicale più debole e possono diventare più sensibili a malattie e marciumi, talvolta andando incontro a deperimenti improvvisi. Per questo motivo, una volta raggiunta una buona dimensione, è preferibile mantenerli in crescita lenta, evitando eccessi di acqua e concime, e programmare rinvasi distanziati.

Propagazione:

La propagazione avviene principalmente per seme. Si semina in primavera su un substrato sabbioso e ben drenante, mantenuto leggermente umido fino alla germinazione. Le giovani piantine preferiscono luce diffusa e non sopportano né il sole diretto né condizioni troppo secche. Se la pianta produce polloni basali, può essere moltiplicata anche per separazione. Dopo il distacco è importante lasciare asciugare il taglio per alcuni giorni, così da permettere la cicatrizzazione ed evitare marciumi. Il pollone va quindi appoggiato sul substrato, inserendo leggermente la base nel terreno, mantenendolo in posizione stabile fino all’emissione delle radici.

Curiosità:

Questa specie è anche conosciuta come Brain Cactus (“cactus cervello”) per l’aspetto del fusto, le cui costole sottili e ondulate ricordano le circonvoluzioni cerebrali.

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