Epithelantha

ephitelanta
Genere Epithelantha
Famiglia Cactaceae
Habitat Stati Uniti meridionali e Messico settentrionale
Coltivazione L’Epithelantha è un poco più esigente rispetto ad altre cactacee; tuttavia, non è particolarmente difficile da curare se si seguono poche raccomandazioni: dare acqua con parsimonia, garantire un’esposizione molto luminosa, concimare una volta al mese.
Curiosità Questo genere è formato un’unica specie: l’ Epithelantha micromeris, della quale esistono però diverse varianti. Cresce formando un unico fusto globoso, ma in natura è facile trovarla in piccoli gruppi sia perché tende a generare polloni piuttosto facilmente, sia perché i semi, cadendo spesso vicino alla pianta madre, danno vita a piccole colonie (sono autofertili).

L’Epithelantha: caratteristiche salienti

Immaginate delle piccole sfere, quasi perfette, di colore verde deciso ma ricoperte da così tante spine biancastre da sembrare chiarissimo se visto da lontano, che in estate sulla sommità mostra un frutto minuscolo ma che spicca grazie al suo colore rosso acceso: di sicuro l’Epithelantha ha di che farsi amare!

Si tratta infatti di un cactus nano di forma globosa o ovoidale, che solo raramente diventa cilindrico con l’età, con un’altezza che varia di solito dagli 1 ai 5 cm e solo eccezionalmente arriva ai 10. La superficie, di per sé molto compatta (senza costolature), è completamente ricoperta di spine biancastre che nascono da aureole geometricamente disposte.

I fiori sono rosati, molto piccoli e poco appariscenti; sono comunque apprezzabili proprio per la loro delicatezza. Quello che invece sorprende è il frutto, che matura in estate, ha la forma di un baccello e come abbiamo detto è di un rosso fuoco acceso.
Nel complesso, la piccola Epithelantha vanta quindi un indubbio interesse non solo per l’appassionato di piante grasse, ma anche per il botanico curioso o per chi cerca una pianta decorativa di piccole dimensioni.

Varietà e Tipologie

C’è una sola specie che fa parte del genere Epithelantha, e cioè l’Epithelantha micromeris. In passato la si riteneva una mammillaria, ma in seguito le sue particolarità ne hanno suggerito una classificazione a parte in un genere tutto suo.

Se anche abbiamo una sola specie, contiamo comunque alcune sottospecie e in particolare:

Epithelantha micromeris subsp. bokei

E. micromeris subsp. greggii

E. micromeris subsp. pachyrhiza

E. micromeris subsp. pickisoniae

E. micromeris subsp. polycephala

E. micromeris subsp. rufispina

E. micromeris subsp. unguispina

Consigli per la coltivazione

L’Epithelantha è un poco più esigente rispetto ad altre cactacee; tuttavia, non è particolarmente difficile da curare. Ecco i nostri consigli:

  • L’esposizione richiesta è in zona molto luminosa, in pieno sole (ma evitate di lasciarla sotto i raggi diretti nelle ore più calde della giornata) oppure a mezzo sole. Chiede una temperatura calda, sopra i 25-30 °C, mentre in inverno si raccomanda di considerare come minimo tollerato gli 8 °C. Vi consigliamo di non rischiare con temperature inferiori anche se, con terreno completamente secco, potrebbe stupirvi e sopravvivere a brevi gelate. In estate vuole annaffiature negli standard delle cactacee: una volta ogni 7-10 giorni circa nel periodo di massima calura. Fate sempre attenzione però a non lasciarla in un terreno umido, che ne farebbe marcire le radici. Un terreno apposito per cactacee è adatto per la sua coltivazione. Si può concimare una volta al mese. La crescita della pianta è piuttosto lenta e non avrete bisogno di rinvasare la pianta se non dopo alcuni anni. La pianta resta comunque sempre di piccole dimensioni.

L’Epithelantha micromeris si riproduce abitualmente per seme. La singola pianta è autofertile, perciò potrete ripiantare gli stessi semi da lei prodotti. Oltre a questo, anche la produzione di polloni è piuttosto frequente e come saprete se seguite la nostra rubrica i polloni sono ottimi come talea; in generale da una singola pianta non avrete quindi problemi a ottenere nuovi esemplari.

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