Lophocereus schottii

Genere:

Lophocereus

Famiglia:

Cactaceae

Habitat:

Lophocereus schottii cresce spontaneamente nelle regioni aride e semiaride della Baja California, del Sonora e dell’Arizona meridionale, all’interno del deserto di Sonora. Popola soprattutto pendii rocciosi, pianure ghiaiose e letti di torrenti asciutti, dove il suolo è sabbioso o pietroso e il drenaggio ottimo. L’altitudine a cui cresce varia generalmente tra il livello del mare e i 1000 metri.

Sinonimi:

Cereus schottii
Pachycereus schottii
Lophocereus gatesii
Myrtillocactus schottii

Descrizione:

Il nome del genere Lophocereus deriva dal greco lophos, “ciuffo” o “cresta”, e cereus, termine latino usato per indicare i cactus colonnari, in riferimento alle parti apicali lanose o crestate che alcune specie del genere possono presentare. L’epiteto specifico schottii, invece, onora il naturalista e botanico Arthur Carl Victor Schott (1814–1875), che raccolse esemplari di questa pianta durante le sue esplorazioni nel sud-ovest degli Stati Uniti e nel Messico settentrionale.

Lophocereus schottii è un cactus colonnare dal portamento ascendente, che tende a ramificarsi dalla base sviluppando numerosi fusti eretti. In condizioni ottimali può raggiungere 5-7 metri di altezza (talvolta fino a 6 metri) e un diametro di 10-15 centimetri; tuttavia nella California meridionale, dove nelle aree pianeggianti possono verificarsi gelate, mantiene dimensioni più contenute. I fusti, di colore verde glauco o grigiastro, presentano 6-8 costolature distinte e arrotondate, ricoperte da una sottile pruina cerosa. Le areole, disposte a intervalli regolari lungo le coste, sono ricoperte di lanugine biancastra e portano spine acuminate: nelle piante mature se ne contano fino a 20 in corrispondenza dell’apice, lunghe circa 10 cm e di colore grigio. Sui fusti più vecchi, le spine tendono invece a ridursi o a scomparire. Gli esemplari adulti possono infine sviluppare la caratteristica forma mostruosa o “totemica”, dovuta a una crescita anomala che genera fusti nodosi e irregolari.

Fiorisce dalla tarda primavera all’estate, occasionalmente fino all’inizio dell’autunno nelle regioni più calde del suo areale. I fiori, di forma tubolare e lunghi circa 5-8 cm, si sviluppano nella parte apicale dei fusti e si aprono solo di notte per poche ore. Hanno petali rosa chiaro all’interno e bianco verdastro all’esterno, e diffondono un odore sgradevole che attira le falene piralidi (Upiga virescens), principali impollinatrici della specie.

I frutti, rotondi, rossi e privi di spine, sono commestibili, con una polpa dolce e numerosi semi neri e lucidi.

Coltivazione:

È una specie generalmente facile da coltivare, purché vengano rispettate le sue esigenze tipiche delle cactacee desertiche.

Predilige un substrato minerale e altamente drenante, con una bassa percentuale di materia organica. È ideale un composto per cactacee formato da terra sabbiosa, pomice e ghiaia grossolana, che garantisca aerazione alle radici e impedisca problemi dovuti al ristagno idrico.

Necessita di annaffiature moderate e ben distanziate, da effettuare solo quando il substrato risulta completamente asciutto. Durante il periodo vegetativo, in primavera e in estate, si può irrigare con una certa regolarità, evitando però qualsiasi ristagno d’acqua. In autunno le annaffiature vanno progressivamente ridotte fino a essere sospese del tutto in inverno, quando la pianta entra in riposo vegetativo.

Richiede piena luce e molte ore di sole diretto per svilupparsi regolarmente. Tollera bene il calore intenso e la siccità, ma teme il freddo prolungato e le gelate, soprattutto in presenza di umidità elevata. Se coltivato in zone con inverni rigidi, con temperature sotto i 6 gradi, è consigliabile collocarlo in un luogo riparato o in serra luminosa, assicurando una buona ventilazione.

Non richiede apporti nutritivi frequenti; è sufficiente una concimazione leggera durante la stagione vegetativa, da effettuare ogni 4-6 settimane con un fertilizzante specifico per cactacee. Durante l’autunno e l’inverno, la concimazione va interrotta.

Va rinvasato ogni 2–3 anni, preferibilmente all’inizio della primavera, quando riprende la crescita attiva. L’operazione serve a rinnovare il substrato e a fornire più spazio alle radici, che tendono a espandersi in profondità. È consigliabile utilizzare un contenitore appena più grande del precedente, con un buon drenaggio e uno strato di materiale grossolano sul fondo.

Non presenta particolari rischi di tossicità per l’uomo o per gli animali domestici. Come per tutte le cactacee, è comunque consigliabile maneggiarlo con attenzione per evitare piccoli fastidi dovuti alle spine appuntite.

Lophocereus schottii è una pianta resistente, ma può soffrire in presenza di umidità elevata o scarso drenaggio, condizioni che favoriscono marciumi radicali o del colletto, spesso dovuti a funghi come Fusarium o Phytophthora. È consigliabile rimuovere le parti colpite e rinvasare in un substrato asciutto.

Tra i parassiti più comuni si riscontrano cocciniglie farinose e a scudetto, che si annidano nelle areole e lungo i fusti, e talvolta acari o ragnetti rossi in ambienti troppo secchi. Una buona aerazione e un’irrigazione corretta rappresentano le migliori misure preventive.

Per mantenere il Lophocereus schottii in perfetta salute, è importante non eccedere mai con le irrigazioni: questa specie tollera bene la siccità, ma soffre ristagni anche brevi.

Propagazione:

Si propaga facilmente per talea di fusto, metodo che garantisce esemplari identici alla pianta madre. I segmenti vanno prelevati in primavera o in estate e lasciati asciugare per alcuni giorni in un luogo ombreggiato, finché la superficie di taglio non risulta completamente cicatrizzata. Successivamente possono essere posti in un substrato sabbioso e leggermente umido, mantenuto a una temperatura di circa 20 °C fino alla radicazione. Per aumentare le probabilità di successo, è possibile realizzare più talee contemporaneamente.

La propagazione da seme è ugualmente possibile, ma più lenta: i semi vanno distribuiti su un terreno franco-sabbioso, mantenuto con un elevato grado di umidità e a una temperatura di circa 14 °C fino alla germinazione.

Curiosità:

Nelle regioni desertiche del Messico e dell’Arizona, Lophocereus schottii è conosciuto con il nome comune di “Senita cactus”, termine derivato dallo spagnolo senita, che significa “vecchietto”. Il nome allude ai ciuffi di lanugine biancastra che ricoprono le areole dei fusti maturi, simili a capelli grigi, conferendo alla pianta un aspetto “senile”.

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