Notocactus uebelmannianus f. inermis

Genere:

Notocactus

Famiglia:

Cactaceae

Habitat:

Notocactus uebelmannianus f. inermis non ha un habitat naturale, poiché si tratta di una forma orticola selezionata per la totale assenza di spine. La forma tipica, invece, è originaria del sud del Brasile, in particolare degli stati di Rio Grande do Sul e Santa Catarina, dove cresce su pendii rocciosi e prati collinari ben drenati, in un clima subtropicale umido con estati calde e piogge distribuite durante tutto l’anno.

Sinonimi:

Parodia werneri f. inermis

Descrizione:

Il nome del genere Notocactus deriva dal greco nótos (“sud”) e káktos (“pianta spinosa”), in riferimento alla distribuzione meridionale del gruppo, tipica delle regioni dell’America meridionale. L’epiteto specifico uebelmannianus è un omaggio al collezionista e vivaista svizzero Werner Uebelmann (1921–2014), grande appassionato e studioso di cactus sudamericani, che contribuì alla diffusione di numerose specie e forme rare. Il termine latino inermis, invece, che significa “privo di armi” o “senza spine”, descrive perfettamente la peculiarità di questa forma orticola, selezionata per la sua superficie glabra e liscia, in contrasto con la specie spinosa.

Notocactus uebelmannianus f. inermis presenta un corpo globoso o leggermente appiattito, di colore verde brillante che può tendere al verde scuro in condizioni di luce intensa. Il fusto, generalmente solitario ma talvolta capace di cespugliare con l’età, misura 8–12 cm di diametro e fino a 10 cm di altezza. È suddiviso in circa 18–22 costolature arrotondate, regolari e poco pronunciate, lungo le quali si dispongono areole lanose, di colore biancastro o giallo chiaro, completamente prive di spine. Questa caratteristica distintiva conferisce alla pianta un aspetto morbido e uniforme, esaltato dall’epidermide liscia e lucente e dall’apice lievemente depresso, anch’esso ricoperto da una sottile lanugine.

Produce fiori ampi e dai colori vivaci, che si aprono all’apice del fusto in tarda primavera o all’inizio dell’estate. Sono imbutiformi, con petali di un intenso colore fucsia o magenta, talvolta con leggere sfumature violacee, e raggiungono 5–6 cm di diametro. Il centro del fiore ospita numerosi stami gialli disposti attorno allo stilo, che tende al rosato. I fiori si aprono solo in pieno sole e rimangono aperti per alcuni giorni.

I frutti, piccoli e sferici, di colore verde chiaro o brunastro, a maturità si essiccano e rilasciano numerosi semi neri e lucidi.

Coltivazione:

La pianta ha un tasso di crescita lento ma è piuttosto facile da coltivare.

Richiede un substrato leggero e ben drenante, composto in prevalenza da materiali minerali come pomice, lapillo o sabbia grossolana, con una piccola aggiunta di componente organica. È importante coltivarla in un vaso forato, che permetta il deflusso dell’acqua in eccesso e prevenga i ristagni.

Durante la stagione vegetativa, da primavera a inizio autunno, è sufficiente un’irrigazione regolare ma mai abbondante, evitando che l’acqua ristagni nel sottovaso. Nei mesi invernali, con la pianta in riposo, le annaffiature vanno drasticamente ridotte o sospese del tutto, mantenendo il terreno asciutto fino alla ripresa primaverile.

Predilige un’esposizione molto luminosa, con sole diretto per alcune ore al giorno, specialmente al mattino o nel tardo pomeriggio. La luce intensa favorisce il mantenimento della colorazione vivace del fusto, ma nelle ore più calde dell’estate è consigliabile una leggera ombreggiatura per evitare scottature sull’epidermide. La temperatura minima tollerata dalla pianta è di circa 7 °C; al di sotto di questo valore inizia a soffrire, quindi è opportuno spostarla al chiuso durante i periodi più freddi.

Durante la crescita, da primavera a inizio autunno, va concimata ogni 3–4 settimane con un fertilizzante per cactacee povero di azoto e ricco di fosforo e potassio. Le concimazioni vanno sospese in inverno.

Il rinvaso si effettua ogni 2–3 anni, in primavera, utilizzando terriccio fresco e un vaso poco più grande del precedente, forato sul fondo.

Notocactus uebelmannianus f. inermis non è tossica per l’uomo né per gli animali domestici. Come la maggior parte delle cactacee, non contiene sostanze irritanti o velenose e può essere maneggiata senza rischi particolari. L’assenza di spine la rende inoltre più sicura da tenere in casa rispetto ad altre specie del genere.

È una pianta robusta e poco soggetta a malattie, ma può presentare alcuni problemi tipici delle cactacee in coltivazione. Il rischio principale è rappresentato dai marciumi radicali o del colletto, causati da eccessi d’acqua o da un substrato poco drenante. È quindi fondamentale evitare ristagni e garantire una buona aerazione del terreno.

Tra i parassiti, possono comparire cocciniglie farinose, che si annidano tra le areole lanose o alla base del fusto, e acari, favoriti da ambienti troppo caldi e secchi.

In casa, è preferibile collocare la pianta in una posizione molto luminosa, preferibilmente accanto a una finestra esposta a sud o sud-est.

Propagazione:

Notocactus uebelmannianus f. inermis può essere propagata per seme o per talea. La semina è semplice: i semi vanno distribuiti su un substrato sabbioso e leggero, mantenuto costantemente umido fino alla germinazione, che avviene a temperature comprese tra 20 e 28 °C. Tuttavia, le piantine ottenute da seme possono talvolta sviluppare spine.

Per riprodurre la forma inermis è preferibile la propagazione per talea, prelevando un pollone in primavera. Dopo alcuni giorni di asciugatura, quando la superficie di taglio avrà formato un callo, la talea può essere posta in un miscuglio di sabbia, terra e pomice. La radicazione avviene più facilmente a temperature intorno ai 20 °C.

Curiosità:

In alcuni esemplari di Notocactus uebelmannianus f. inermis le spine non sono completamente assenti, ma estremamente corte, lunghe appena circa 1 mm, e quasi invisibili tra la lanugine delle areole.

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