Tephrocactus molinensis

Genere:

Tephrocactus

Famiglia:

Cactaceae

Habitat:

Tephrocactus molinensis cresce nelle zone aride dell’Argentina nord-occidentale, in ambienti rocciosi e molto drenanti. È una specie tipica delle steppe andine, dove il clima è secco, il sole intenso e le piogge scarse. Si trova spesso su pendii pietrosi o terreni ghiaiosi, insieme ad altre cactacee adattate alla siccità.

Sinonimi:

Maihueniopsis molinensis
Opuntia molinensis
Opuntia schumannii
Opuntia denudata
Tephrocactus molinensis var. denudatus

Descrizione:

Il nome del genere Tephrocactus deriva dal greco téphra, “cenere”, in riferimento alla tipica colorazione verde glauco dei suoi segmenti. L’epiteto specifico molinensis rimanda invece al luogo di origine della specie, indicato da Spegazzini nella descrizione originale: si riferisce infatti alla località di Molinos, nell’Argentina nord-occidentale, da cui provengono gli esemplari tipo.

Tephrocactus molinensis è una piccola cactacea formata da segmenti tondeggianti, quasi globosi, che si uniscono in brevi catene. I segmenti sono di colore glauco, con una superficie opaca e lievemente cerosa. All’estremità dei tubercoli compaiono areole lanose con ciuffi di glochidi di tonalità variabili; inoltre, non presenta spine. La pianta forma piccoli ciuffi compatti e, in natura, rimane generalmente bassa perché i segmenti superiori si staccano con facilità, favorendo anche la propagazione. In coltivazione, invece, grazie a condizioni più stabili, tende a sviluppare piccole catene di segmenti eretti, assumendo un portamento più ordinato e regolare.

I fiori sono solitari e diurni: si aprono nel pomeriggio e si richiudono durante la notte. Spuntano all’apice dei segmenti e possono raggiungere i 3 cm, con tonalità che vanno dal bianco sporco al rosa molto chiaro, una venatura centrale più scura e un piccolo centro verde. I frutti sono secchi, a parete sottile e di piccole dimensioni, con qualche glochide residuo nelle areole.

Coltivazione:

Si tratta di una specie abbastanza facile da coltivare.

Preferisce un terreno molto drenante e minerale. Una miscela a base di pomice, ghiaia fine e poca componente organica è più che sufficiente. L’importante è che il substrato asciughi rapidamente dopo l’annaffiatura, così da evitare ristagni che questa specie tollera poco.

Richiede annaffiature moderate durante la stagione di crescita, lasciando asciugare completamente il substrato tra un intervento e l’altro. È una specie che tollera bene la siccità e soffre facilmente i ristagni, quindi è preferibile bagnare meno che troppo. In inverno, o quando le temperature scendono, le irrigazioni vanno ridotte drasticamente fino quasi a sospenderle.

Necessita di pieno sole dalle 5 alle 8 ore al giorno. Con luce insufficiente tende infatti a produrre articoli più sottili e allungati. Può tollerare una mezz’ombra molto luminosa, ma dà il meglio in un’esposizione soleggiata e ben ventilata. Se coltivato in casa, è consigliabile collocarlo direttamente davanti a una finestra esposta a sud, così da garantirgli quanta più luce possibile.

È sufficiente somministrare un fertilizzante bilanciato e idrosolubile, diluito a metà dose, circa una volta al mese. La concimazione va effettuata solo in estate, mentre in inverno deve essere completamente sospesa.

È consigliabile rinvasare la pianta solo quando necessario, in genere ogni due o tre anni, scegliendo un vaso poco profondo e un substrato molto drenante.

Questo esemplare non è considerato tossico, ma i suoi piccoli glochidi possono risultare irritanti se entrano a contatto con la pelle. È quindi consigliabile maneggiare la pianta con un po’ di attenzione, evitando di toccare direttamente le areole.

Non è particolarmente soggetto a parassiti, ma può essere più sensibile a infezioni batteriche o fungine quando l’umidità è troppo elevata. Anche il marciume radicale rappresenta un rischio, solitamente legato a un’annaffiatura eccessiva: per evitarlo è meglio mantenere una cadenza di irrigazione molto prudente e utilizzare un substrato fortemente drenante, lasciandolo asciugare completamente tra una bagnatura e l’altra.

Un accorgimento utile per coltivare Tephrocactus molinensis è quello di maneggiare la pianta il meno possibile: i segmenti sono infatti molto fragili e tendono a staccarsi facilmente al minimo urto. A questo proposito è consigliabile collocarla in un vaso stabile, in una posizione riparata e fuori dalla portata di bambini e animali domestici.

Propagazione:

Tephrocactus molinensis si propaga facilmente per distacco dei segmenti, che in natura cadono spontaneamente e attecchiscono sul terreno circostante. In coltivazione è possibile prelevare un segmento sano, lasciarlo asciugare per alcuni giorni e poi appoggiarlo su un substrato molto drenante, dove radicherà lentamente.

Curiosità:

Una caratteristica curiosa di questa specie è la sua capacità di rigenerare completamente i glochidi anche sui segmenti più vecchi e ormai suberificati.

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